Storia - Parrocchia Cannara

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Cannara: Storia in breve
Quasi al centro della vallata tra il monte Subasio e le colline di Collemancio, lambito dal fiume Topino, il castello di Cannara sorse tra il XII e il XIII secolo in una zona anticamente lacustre, (il Lacus Umber dei Romani), ricca di vegetazione, tra cui abbondavano le canne (da qui il nome Cannara). E’ il periodo delle lotte tra i guelfi, sostenitori del potere papale, e i ghibellini, filo imperiali. Secondo alcuni storici, il nobile Valerio Ranieri, perugino, acerrimo nemico dell’imperatore Federico il Barbarossa (1122-1190), fondò i primi insediamenti in quest’area, rifugio con i suoi fedelissimi.
Al tempo di S. Francesco d’Assisi (1182-1226) il castello ha le sue mura merlate, il ponte levatoio, il palazzo della corte ed alcune chiese: S. Maria in Rivo (demolita ai primi del Novecento dopo essere stata gravemente danneggiata dai terremoti dell’Ottocento), S. Biagio, S. Giovanni, S. Sebastiano.
A Cannara il Santo iniziò la sua predicazione (“Fioretti”, XVI) e  mosso dall’entusiasmo di quella gente ebbe l’idea di fondare il “Terzo Ordine”. Questa stessa terra, nel sito di Piandarca, divenne scenario della famosa “Predica agli uccelli”.
Nel corso del Duecento il castello diventa “comune”. Per difendersi dall’espansionismo di  Assisi, nel 1291 si sottomette a Perugia, ottenendo in cambio la protezione e il simbolo stesso di quella città, il grifo rampante, ma che tiene fra le branche una canna. Il rapporto con Perugia sarà accentuato in particolare dal 1424 al 1648, diventando feudo dei Baglioni.
Anche Cannara ebbe i suoi Statuti d’origine medievale e base della vita amministrativa fino all’Unità (1861): ne conserviamo una copia del 1536: contiene norme di vita civile, il calendario liturgico e notizie utili a comprendere legislazione, tradizioni, società, economia e costumi del tempo.
Con l’ultimo dei Baglioni, il vescovo Malatesta (Ϯ 1648), cessa la signoria della potente casata perugina su questa Terra, che diviene parte dello Stato Pontificio fino al 1861, quando anche l’antico comune di Collemancio (l’ Urvinum Hortense dei Romani), sito in collina, perde la sua autonomia per essere unito a Cannara.
L’attuale popolazione è di 4350 abitanti su un territorio di 32,65 kmq., occupati prevalentemente nell’industria, nell’artigianato, nel pubblico impiego e in agricoltura. A valle la terra argillosa e irrigua favorisce la coltivazione della cipolla, prodotto per il quale questo paese è famoso, che viene pubblicizzato ogni anno attraverso la “Festa della cipolla”, nata nel 1980, con decine di migliaia di presenze da tutta l’Italia, soprattutto centrale.
Chiesa San Matteo
L’edificio fu eretto dal 1788 al 1793 su disegno dell’architetto Giuseppe Brizi di Assisi e consacrato dal vescovo di Assisi Francesco Maria Giampè il 5 novembre 1797. Sullo stesso luogo esisteva una chiesa più piccola, intitolata allo stesso San Matteo, patrono del paese, ma poiché in condizioni molto precarie i Cannaresi ottennero da Papa Pio VI il permesso di demolirla e ricostruirla.
Una iscrizione posta sotto una tavola di Niccolò di Liberatore, detto “L’Alunno”, raffigurante la Madonna in trono  col Figlio tra i Santi Francesco e Matteo, (collocata a sinistra del presbiterio), ci informa che esisteva alla fine del 1300.
L’interno è a croce latina, adornato da nervature in stucco di ordine ionico, eseguite da Andrea Cappia, milanese (II metà del Settecento). Un terremoto del 1832 fece crollare il campanile a guglia, che poi venne ricostruito con calotta terminale dall’ingegnere Domenico Martinangeli di Cannara. Le decorazioni, del pittore umbro Elpidio Petrignani (1878-1964), risalgono invece al 1921.
Sono quattro le cappelle, due per ciascun lato della navata: la prima a destra è intitolata a San Francesco di Paola, la seconda è dedicata alla Madonna Addolorata; a sinistra c’è la cappella del Rosario, con una tela tardo cinquecentesca, e quella di San Pietro, con un dipinto del XIX secolo raffigurante la guarigione di uno storpio. Il braccio destro del transetto termina con l’altare dedicato a San Rocco, sul quale campeggia una tela di Prospero Mallerini, pittore romano (1797); quello sinistro è dedicato al SS.mo Sacramento: il quadro che lo sovrasta è un lavoro di Domenico Garbi, perugino (1797).
Degni di nota anche un prezioso tabernacolo per l’olio santo del 1400, murato nel pilastro sinistro della crociera, e l’antico fonte battesimale, in pietra rossa, nella prima cappella di sinistra.
Il coro ligneo che abbellisce il presbiterio è della fine del sec. XVIII.
O. Turrioni
Chiesa di San Francesco
Costruita per volontà dei Terziari Francescani tra la fine del 1500 e gli inizi del 1600 occupa un’area ricavata dalla demolizione di un settore della rocca trecentesca (metà del 1300). E' dunque la chiesa del Terz’Ordine Francescano, che fu ideato dal Santo proprio a Cannara ("Fioretti", cap. XVI), e del quale il primo terziario ad essere accolto nel nuovo Ordine fu il beato Lucio da Cannara.
I Terziari nel 1665, la cedettero ai Padri Conventuali i quali si trasferirono dal convento fuori le mura allo stabile posto accanto a questa chiesa. I frati vi rimasero fino al 1810, quando, durante l’occupazione francese dell’Italia, il nuovo governo decretò le “soppressioni ecclesiastiche” e incamerò i beni di monasteri e conventi.
Con la Restaurazione, tuttavia, questo convento non fu più ripristinato: un breve Apostolico del 27 aprile 1816 ne determinava la chiusura e la chiesa tornò di pertinenza dei Terziari.
L’interno presenta un unico ambiente con tre altari. Su quello principale è collocata una grande tela dei primi del Seicento raffigurante la Vestizione di una terziaria da parte di S. Francesco, cui assistono alcuni personaggi che, secondo la tradizione, appartengono alla famiglia Baglioni. L’opera è attribuita a Cesare Sermei (1581-1668). Nella cornice, numerosi ritratti di Santi e Beati del Terz’Ordine. Alla parete di destra è esposta una interessante tela che raffigura S. Anna tra S. Carlo Borromeo e S. Barbara, opera di Giulio Cesari Angeli, che la firma e vi appone l’anno: 1616.
Un ampio vano, a destra dell'altare, fungeva da luogo di incontro mensile dei Terziari. Sopra la porta che lo collega alla chiesa c'è una bella tela, anonima copia seicentesca del Trasporto di Cristo al Sepolcro di Raffaello Sanzio. , celebre dipinto commissionato da Atalanta Baglioni in memoria del figlio Grifonetto.
Le pitture dell’interno nel registro superiore e nel soffitto presentano motivi e simboli francescani e sono state eseguite da Giovanni Balicchia, collaboratore di Elpidio Petrignani, ed attivo a Cannara nella prima metà del Novecento.
Sopra il portone d'ingresso è murato lo stemma dei PP. Conventuali, sotto al quale si legge la scritta:
D. Francisco Penitentium Ordinis hoc in oppidum secularium priusquam alibi institutori sacrum:
(tempio) Dedicato al Divino Francesco, che in questo castello prima che altrove istituì l'Ordine dei Penitenti Secolari.
O. Turrioni
Chiesa della Buona Morte
Sorge davanti al “Tugurio” dove, secondo la tradizione, S. Francesco si ritirava a riposo e preghiera quando passava per la Terra di Cannara. A quei tempi era solo un piccolo Oratorio, nel quale è tradizione che il Santo di Assisi abbia rivestito dell’abito il primo terziario, il beato Lucio Modestini di Cannara. Successivamente, e fino ai nostri giorni, sarebbe diventato il luogo di incontro della Compagnia di S. Francesco, poi detta “Della Morte e Orazione”, dedita soprattutto ad opere di pietà, come il seppellimento dei defunti.
Le trasformazioni strutturali attraverso i secoli ci hanno consegnato una chiesa dall’unica navata, (“bislunga”, Palmerini, 1718), che è passata dai tre altari iniziali ai cinque attuali, frutto di interventi tra Cinque e Seicento, di lavori effettuali nella seconda metà del Settecento e di altri negli anni Sessanta del Novecento; è arricchita da pregevoli opere d’arte e da lapidi che ricordano l’ideazione del Terz’Ordine da parte di S. Francesco in questo edificio sacro e l’alto ruolo civile o religioso svolto da alcuni cannaresi nel passato.
Il pregevole “Crocifisso” a braccia snodabili caratterizzate da snodi di legno massello, esposto nella nicchia sopra il presbiterio e composto da cinque strati di tela di lino sovrapposti, è una rarità in terra umbra. Risale alla seconda metà del Quattrocento e fu acquistato dalla Compagnia della Morte nel 1545, per essere oggetto di devozione e portato in processione la sera del Venerdì Santo. Altro antico, prezioso simulacro dalla storia molto interessante è quello della “Madonna Nera”, che fu portato a Cannara nel luglio del 1826 grazie all’interessamento di don Pasquale Modestini. E’ stato ritenuto coevo, e del tutto simile, a quello che si venerava nella Santa Casa di Loreto, andato distrutto nell’incendio del 1921, ed aveva sostituito per qualche tempo l’originale, venerato in quella basilica, quando Napoleone lo trafugò a Parigi (1797).

Chiesa di San Giovanni Battista
E' una delle più antiche del paese ed è documentata fin dal 1300. Una iscrizione, ora scomparsa, posta sopra il portone d’ingresso che risale alla fine del ‘500, recava la seguente dicitura: Sacrosanta Vaticana Basilica 1663. Vi erano aggregate due Confraternite laicali aperte sia agli uomini che alle donne: del SS.mo Nome di Gesù, fondata nel 1581, e della Beata Vergine Maria del Buon Consiglio, eretta nel 1776.
L’ultimo restauro di questa chiesa, dopo anni di completo abbandono, risale agli anni 1988-1989. E’ costituita da un unico ambiente con tetto a capanna sorretto da travatura in legno e presenta tre altari: quello maggiore, di stile settecentesco, con ai lati la statua di S. Liberato e di S. Rufino, è sormontato da una pregevole tela di Niccolò Alunno, detto il Liberatore (1480-1527), sotto alla quale è un’iscrizione con i nomi dei committenti e l’anno di realizzazione: Hoc opus fecit fieri Marianus et Masiola eius uxor de Cannario 1482. Viene rappresentata la Madonna in trono col Bambino e ai suoi lati i santi Giovanni Battista e Sebastiano.
La chiesa di S. Giovanni Battista è stata parrocchia dal 1500 fino agli anni Sessanta del Novecento, quando un decreto del vescovo di Assisi l’ha unita a quella di S. Matteo ap.
 
Chiesa San Biagio
Questa chiesa ha origine dai Benedettini del Monte Subasio ed è documentata quale loro possedimento in una carta del 1244. 
Di stile tardo romanico umbro (XIII sec.), presenta una facciata originale in pietra bianca e rossa di Assisi. L’ingresso è dato da  un ampio portale  con arco a tutto sesto, ornato da fascioni e cornici, ai cui lati si aprono due monofore. L’interno è costituito da un unico ambiente con la volta distinta in quattro vele. La tela che sovrasta l’altare maggiore risale al tardo Cinquecento, rappresenta la Trinità con, in basso, i santi Lorenzo e Benedetto (a destra), Biagio e il beato Lorenzo Giustiniani (a sinistra). Di fronte all’ingresso c’è un altro altare di stile barocco; sui muri sono presenti frammenti di affreschi del 1300.
Interessanti, anche ai fini delle tradizioni religiose locali, due statue che qui si conservano: una, d’epoca moderna, è quella di S. Biagio (3 febbraio) a cui è legata una antichissima festa popolare, l’altra è della Vergine Immacolata, attribuita a Nero Alberti (1502-1568), da annoverare tra le "Madonne con le calze autoreggenti". Viene portata in processione il pomeriggio del giorno di Pasqua e fatta incontrare con la statua del Cristo Risorto dando vita alla Rinchinata.
L’edificio, già parrocchiale, fino al 1668 fu membro della Congregazione dei Canonici Regolari del monastero di S. Salvatore in Lauro di Roma, poi passò alle dirette dipendenze della Diocesi di Assisi. A norma degli Statuti comunali di Cannara (1536, parte III, rubrica LV), le donne chiamate a testimoniare in qualche causa penale, dovevano essere interrogate dal Podestà nella chiesa di S. Biagio alla presenza di un’altra donna. 
Chiesa San Matteo - Piazza San Matteo, 20 - 06033 Cannara (PG) - Tel. 0742-72262 - Mail: info@chiesasanmatteo.it
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